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Ultimamente, per una serie impegni è casualità a carattere
musicale, ho avuto occasione di tastare con mano più di una
volta il sottosuolo sonoro di Milano. Nonostante sapessi,
o semplicemente sospettassi, che lattività musicale
underground del capoluogo lombardo fosse quantomeno più fervida
della nostra e che la quantità dei timpani interessabili
e intrigabili fosse decisamente imponente rispetto allesigua
rappresentanza capitolina, ho dovuto constatare per lennesima
volta che il pregio di Milano (sotto questo punto di vista), è
di essere abitata da persone normali che si muovono
in campo organizzativo proprio come si dovrebbe. Nel senso che il
tempio della musica (uno per genere musicale) è il normale
punto di arrivo in una situazione competitiva in cui imprenditori
razionali si rendono conto delle potenzialità di un circuito
in continua gestazione di idee e investono in un luogo dove suonare
che sia: grande, già attrezzato, con i servizi che servono
e ben collegato. Logicamente ne consegue; il tempio è il
normale punto di partenza di un giovane musicista che con un posto
come questo ha qualche chance. Ad esempio, esiste un celeberrimo
club, chiamato Rolling Stone, il quale riserva ogni sabato sera,
a rassegne di gruppi emergenti lombardi che propongono e promuovono
materiale musicale autoprodotto. In pratica, il locale fornisce
alla band loccasione di presentare il proprio disco ad un
pubblico che, per risonanza del nome del locale e per una certa
differenza di abitudini rispetto al pubblico romano, risulta essere
quasi sempre numeroso. Questo mi ha ricordato ancora una volta che
il nostro unico e vero problema (di noi musicisti che qui a Roma
cerchiamo di farci largo nella giungla underground agitando strumenti,
sogni e idee come fossero machete) è la mancanza oggettiva
di un luogo.
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A Roma non esiste il tempio della musica
sotterranea. Ed è logico pensare che esistesse, avrebbe molteplici
funzioni, tra cui quella di essere un punto di raccolta, di riferimento
ma soprattutto di partenza. La scena esiste; siamo noi, ognuno con il
proprio modo di vedere il suono e con la capacità di arricchire
a dismisura un panorama musicale che è già meravigliosamente
vasto, vario ed eterogeneo. Le radio disposte a prestare attenzione
esistono e sono una delle armi più preziose per chi fa musica.
Esistono le manifestazioni musicali, spettacoli con grande risonanza;
che prevedono però quasi sempre gli stessi nomi, forse perchè
funzionano, forse per noia. E principale capire che non si può
pensare (tranne alcuni casi di realtà estremamente meritevoli
o semplicemente fortunate) di emergere da soli quando si
porta avanti un discorso musicale diverso dalle sonorità leggere
affini alle sacre dottrine sanremesi. A mio avviso, la crescita
di una scena underground totale (che cioè non si
rinchiuda mai in definizioni e che non ghettizzi alcun genere o tendenza
creativa) è necessaria e vitale per la conseguente emersione
di chiunque porti avanti un progetto musicale valido e sincero. Questo
non può accadere se non garantendo lesistenza di una rassegna
continua, una sorta di mostra permanente dei suoni sotterranei;
in luogo unico, destinato unicamente a tale scopo. Un luogo che pian
piano diventerebbe sacro. La Mecca del musicista emergente.
P7
p78a@hotmail.com
www.kardia-musik.com
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