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Roma nel locale **censurato** ! |
Come musicista emergente della capitale ne ho viste ormai di tutti colori.
Ho avuto contatti con un'infinità di persone interessanti
che cercano di portare avanti un discorso artistico come il mio
e non ricordo di avere mai ascoltato da nessuno un parere positivo
rispetto alle opportunità che la nostra bella ma statica
città ci propone. Quest'aspetto va inquadrato come una lacuna
socio-culturale nella quale il giovane musicista incappa ogniqualvolta
tenti di liberarsi dalla melma dell'anonimità. Indiscutibilmente
la prima arma della quale una band può servirsi per "uscire"
e con la quale può trasmettere quasi ipnoticamente la propria
personalità e il suo modo di vedere le cose, è il
live. Ottenere una data per esibirsi in un locale non è cosa
da poco. Nel senso che esistono club disposti ad accogliere band
originali ma, sono una cerchia molto ristretta, rispetto a quelli
che non ti prendono assolutamente in considerazione o per motivi
d'incompatibilità musicale (anche se aprire i propri orizzonti
e scoprire che dopo il blues c'è stato qualcos'altro non
credo possa nuocere alla salute di alcuno) o per il fatto che "non
hai un nome" (nome che mai ti farai se nessuno ti permette
di suonare!). Il vero problema sorge però quando ci si rende
conto che l'ottenere una data non è altro che il primo passo
verso il riuscire ad offrire al pubblico un'esibizione gradevole
ma soprattutto coinvolgente,
infatti, se conoscete o siete dei musicisti, vi sarete resi conto
che a volte pur suonando bene e dando il sangue sul palco, il risultato
non è convincente e magari atono, vuoto, sconnesso. Un esempio
che ha veramente dell'incredibile posso portarlo in prima persona;
la scorsa stagione ho partecipato con il mio gruppo alle Finali
Regionali del Concorso Nazionale "**** ******* ******".
La serata si è svolta in un locale in zona ***** ****** chiamato
**************. Mi sembra che i gruppi in gara quella sera fossero
sei o sette; si parla quindi di una serata importante, con una certa
risonanza (il nome della mia band in quell'occasione era addirittura
apparso su un quotidiano metropolitano, che ne ricordava la partecipazione
alla manifestazione), un'occasione ghiotta per tutte le formazioni
presenti a darsi battaglia. Sembra assurdo ma il locale **************
non aveva un fonico di ruolo!!! L'allestimento del palco e lo svolgimento
dei sound check è stato diretto da una sorta di cameriere/cassiere/tuttofare
che regolava luci e microfoni tra un'ordinazione e l'altra, in più
uno dei due microfoni utilizzati per la serata è stato messo
a disposizione da un gruppo partecipante, il locale, infatti, non
era particolarmente fornito. Suonando per primi, siamo stati le
cavie inconsapevoli del "Piccolo Fonico" che lentamente,
nel corso della serata, durante la passerella di gruppi in gara,
ha riesumato ricordi di multitraccia sepolti in un angolo oscuro
della sua memoria.segue>>
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Dopo di ciò ho iniziato a
chiedermi in modo sempre più frequente chi e come potrebbe istituire
e garantire una sorta di controllo di qualità, per una tutela
del diritto alla buona musica (per chi suona ma soprattutto per chi
ascolta)?
- Le istituzioni? -In tal caso la sensibilizzazione delle stesse
potrebbe avvenire attraverso manifestazioni giovanili o iniziative di
associazioni, con lo scopo di sollecitare delle proposte in parlamento
che possano sfociare in veri e propri decreti legislativi, rendendo
obbligatoria la predisposizione di un "Programma di Garanzia della
Qualità per il locale con musica live". Devo dire sinceramente
però che anche in prima persona quest'ipotetica mobilitazione
dello Stato Italiano appare come una possibilità veramente remota.
- Il pubblico? -E si torna al solito discorso che chi recepisce
un servizio, come uno spettacolo dal vivo, andrebbe educato alla cultura
della qualità, perché non è razionale prendere
tutto per buono a scatola chiusa. In più, i locali nella maggior
parte dei casi hanno buon gioco, perché quando i suoni sono sporchi
e la risultante non è piacevole, la responsabilità della
brutta figura viene quasi sempre attribuita al gruppo che "non
sa suonare". Con questo non voglio accusare il pubblico di superficialità
ma semplicemente insinuare una verità profonda nelle menti di
ognuno di noi; è proprio il pubblico, in prima persona, che decreta
il successo o l'insuccesso di un gruppo, di una serata o di un locale.
E' quindi necessario, a mio avviso, aprire gli occhi e svegliare in
noi un senso critico-estetico onesto e consapevole.
- Il locale? -Quest'ultima ipotesi è in fin dei conti,
in linea di principio, la più logica, in quanto i club non sono
altro che delle aziende fornitrici di un servizio ed essendo in molti
distribuiti sul territorio, in una logica concorrenziale, se l'utente
non apprezza il servizio erogato (o il modo in cui è proposto)
dal primo fornitore al quale si è rivolto, cambia interlocutore,
rivolgendosi a chi lo convince a pieno e dimostra di poter soddisfare
le sue esigenze (nella maggior parte dei casi chi riesce brillantemente
nella propria attività è chi ha a cuore non solo il tornaconto
ma anche la qualità del servizio che offre).
Il mio pensiero a tale proposito è semplice. Credo che nessun
politico e nessun gestore di locale si sveglierà mai un mattino
con l'idea di risolvere il problema. Problema con il quale, invece,
qui fuori siamo in tanti combattere. Il resto viene da se.
E voi? Cosa pensate?
P7 (Roma Ottobre2k2)
p78a@hotmail.com
www.kardia-musik.com
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