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| Faultine: Your Love means everything |
FAULTINE
YOUR LOVE MEANS EVERYTHING |
• On the Plate:
Musica come... cibo per l'Anima. |
• Benvenuti nell’inquieto e ispirato giardino elettronico di drum and bass, metallo e poesia, nutrito dall’eclettismo del suo ideatore, David Kosten, e ornato da innesti raffinati e contrastanti. Benvenuti nelle insolite e fascinose atmosfere del secondo disco del progetto Faultline, “Your Love Means Everything”, superbo lp di sperimentalismo elettronico, fregiato dalla presenza di nomi eclatanti tra i collaboratori: da Michael Stipe a Nick McCabe, da Chris Martin a Wayne Coyne.
David Kosten stenta ancora a conquistare il pubblico italiano, probabilmente per via di una pessima (definirla inesistente è più corretto) promozione: cerchiamo allora di raccontare cosa contiene e cosa trasmette questo disco, che davvero non dovrebbe faticare a conquistare l’ammirazione e la considerazione di quanti, ad esempio, trovano congeniali le sonorità dei Massive Attack, di Dj Shadow e del suo progetto Unkle, di Dj Krust o dei Portishead; o ancora, di quanti si ritrovano, rapiti, ad ascoltare i pezzi più cupi e introspettivi del geniale Craig Armstrong.
Questo è un disco notturno, disturbato, inquieto. È un album certamente d’avanguardia, e tuttavia non risulta ermetico o difficile neppure dopo il primo ascolto. È un disco che dà, ovviamente, un risalto straordinario alla componente elettronica; tuttavia è una scelta che risulta suggestiva, perfino ipnotica in certe tracce, senza mai apparire leziosa o artefatta. Echeggia la lezione dei Massive Attack e dei primi Portishead, in certi frangenti: e allora è puro drum and bass, sofisticato e raffinato dall’interpretazione d’una voce già apprezzata altrove; è il caso di nominare, almeno, il brano eponimo del disco, che vede alla voce il leader dei Coldplay.
Il disco è permeato da una malinconia avvolgente e sublime; perfetto per accompagnare nottate di scrittura creativa e ozi meditativi, di fronte alle stelle.
Andiamo ad affrontare, più nel dettaglio, i dodici brani.
“Your Love Means Everything”. Malinconica, lenta e minimalista introduzione al disco. Brano esclusivamente strumentale, interamente composto da David Kosten, che cura le tastiere e le percussioni. La struttura del disco è ciclica: questo stesso pezzo chiuderà l’album, con la magistrale interpretazione di Chris Martin alla voce. Impossibile non entrare in sintonia con le sonorità ideate da Kosten, l’impatto di questa traccia sull’ascoltatore è splendido; spiazza, e tocca lo spirito. Davvero è la prima visione d’un giardino elettronico inquieto e ispirato.
“Where Is My Boy”. Questo brano è stato scritto da Chris Martin e David Kosten, ed è pregiato dalla presenza alla chitarra del giovane, virtuoso e promettente Jacob Golden, epigono di Jeff Buckley: Golden è un artista protetto dallo stesso Kosten, che ha prodotto recentemente il suo primo ep.
“Where Is My Boy” (voce e tastiere Martin, chitarra Golden, tastiere e percussioni Kosten) è un pezzo onirico e tenue; la voce di Martin non graffia, ma accarezza. La base è particolarmente notturna. Meno fredda rispetto a “Your Love Means Everything”. Sonorità fortemente “Portishead”.
“Sweet Iris”. Scritto da Kosten, ospite la musicista Augusta Harris. Qui l’atmosfera è decisamente più vicina a certe sperimentazioni di Dj Krust o di Dj Shadow: sound più ruvido, più duro, con qualche affinità degna di menzione con il progetto Nine Inch Nails di Trent Reznor. Gli effetti sono ben architettati; è una traccia di transizione, di attesa, un intermezzo che annuncia l’ottimo brano successivo, “Bitter Kiss”.
“Bitter Kiss”. Scritto da David Kosten (tastiere, percussioni) e Jacob Golden(qui voce, chitarra, tastiere e percussioni). Il falsetto di Golden, qui, è a metà strada tra Buckley, Maxwell e Bellamy dei Muse. Ballata melanconica e ispirata, probabilmente il pezzo più “pop” del disco. Con ciò non voglio dire che sia un brano abilmente preconfezionato; non ha certo l’aspetto d’una canzone radiofonica.
“Missing”. Questo brano, ideato e composto da Kosten, non avrebbe sfigurato nel capolavoro dei Radiohead “Kid A”. Percussioni glaciali sposate all’elettronica pura: sonorità, ancora una volta, notturne e metropolitane. Ritmo assai adatto al cinema: e non è la sola circostanza in cui si ha la sensazione che questo disco potrebbe essere il leit motiv di più di un film contemporaneo.
Anthony Christmas alla batteria. Brano disturbato, trionfo dell’alienazione.
“The Colossal Gray Sunshine”. Scritto da Kosten con i due Flaming Lips Coyne(voce) e Drozd(backing vocals), è un brano dallo spirito affine alla produzione del primo Mike Oldfield. Una ballata dal gusto retrò, apprezzabile. Mantiene il disco su un livello di introspezione e riflessione estremamente alto.
Influenze varie, ma notevole coerenza e uniformità nello spirito dell’album: lentezza, malinconia, introspezione, disturbo.
“Clocks”. Omaggio al Craig Armstrong di “Bone Collector” e “Plunkett & McLeane”, scritto da Kosten e dal chitarrista Michael Bearpark, già presente nel primo disco del progetto Faultline, “Closer, colder”. Ritmo cinematografico, curiosa convergenza di sonorità alla Armstrong con accordi ruvidi alla Daft Punk.
“Theme For Half Speed”. Scritto da Kosten, ospiti Augusta e Drusilla Harris(violino). Altro brano d’intervallo, di attesa; non è forse un caso che a seguirlo sia il pezzo interpretato da Michael Stipe. “Theme For Half Speed” è in puro stile Faultline: emozionale, intenso, talmente ben ideato da sembrare, a tratti, davvero troppo freddo. Pregevole il violino della Harris.
“Greenfields”. Cover di una vecchissima ballata di Gilkyson e Dehr. Pezzo tutto giocato sul carisma e sullo straordinario talento di Michael Stipe, magari un po’ offuscato dal passare degli anni, considerando gli ultimi due dischi dei R.E.M. Brano onirico e sentimentale. Stavolta la malinconia si fa struggente.
Ascoltando più volte il testo, ho avuto la sensazione di ritrovare qualche sonorità di “Blade Runner” di Vangelis. Pura poesia elettronica.
“Lost Broadcast”. Questo è uno dei pezzi che più ho apprezzato: sarà forse per la riconoscibile presenza del cupo Nick McCabe, ex Verve, alla chitarra. Scritto da Kosten, è un brano metallico e dolce. Dà assuefazione per la particolare adattabilità come sottofondo per la scrittura creativa. Pezzo dal respiro progressivamente più ampio e disteso; rigenerante, dopo l’amarezza percepita in “Greenfields”. Ritorno alla speranza, o semplice accettazione della realtà? È la visione di un panorama incontaminato, altro non so dire.
“I Only Know Myself”. Scritto e composto da Kosten. Congedo dall’ascoltatore, prima della conclusione dell’album con il leit-motiv eponimo interpretato da Martin. Affinità individuabili, ancora una volta, nei Massive Attack e nei Radiohead di “Kid A”. Pezzo forse più aggressivo del disco; remixato e ulteriormente velocizzato, potrebbe rivelarsi eccellente nei club e nei locali underground. Termina la notte dei Faultline. Splendida esperienza estetica.
“Your Love Means Everything Part 2”. Chiusura superba e spettrale; romantica, e ombrosa. Una ballata sublime, dichiarazione d’amore eterno e di dedizione al sogno. Miglior brano del disco. Uno xilofono scandisce i battiti cardiaci; è l’incontro e la fusione di due anime, la promessa d’appartenenza e fedeltà. Un diamante, davvero. La voce di Chris Martin cattura, imprigiona, suggestiona. Eccellente.
• DISCOGRAFIA ESSENZIALE e GENESI DEL PROGETTO
Closer, colder. Leaf. 1999
Your Love Means Everything. Elektra. 2002
Il deejay londinese David Kosten è l’anima del progetto Faultline, felice connubio sperimentale di musica elettronica e drum’n’bass.
Kosten è un musicista eclettico: pianista e clarinettista di formazione, cresciuto ascoltando ogni genere di musica sin dall’infanzia, si è poi convertito con entusiasmo alla musica elettronica. Cultore di band come Talk Talk e Siouxsie and the Banshees, sincero ammiratore di Brian Eno, col quale ha collaborato, ha dato inizio alla sua carriera nel 1996.
Nonostante la scarsa promozione, il primo album di Kosten-Faultline, “Closer Colder”, pubblicato per l’etichetta di Tony Morley “Leaf” nel settembre del 1999, è stato accolto con un certo entusiasmo dalla critica.
Giovandosi della collaborazione di artisti come Nick McCabe, ex anima tenebrosa dei Verve, Michael Stipe dei R.E.M., Chris Martin dei Coldplay e Wayne Coyne e Steven Drozd dei Flaming Lips,, Kosten ha pubblicato nel 2002 il secondo album, questo intrigante e fascinoso “Your Love Means Everything”.
L’edizione Usa dell’album include il pezzo “Waiting For the Green Light”, in collaborazione con il rapper Cannibal Ox; mentre l’edizione giapponese ospita un altro brano-extra, “SurfaceNothing”.
Sito ufficiale: http://www.faultline.co.uk/
Gianfranco Franchi, Lankelot . Aprile del 2003.
Originariamente pubblicata su Lankelot.com.
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