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Mi chiamo Paolo, ho 24 anni.
Ho passato quasi metà della mia vita entrando ed uscendo
da sale prova e studi di registrazione, caricandomi gli amplificatori
sulle spalle, montando palchi. Suonando e ascoltando musica, per
cercare di evadere dalla logica sterile e gretta imposta dalla società
degli "ammucchiasoldi". Spero fortemente nel futuro, nelle
potenzialità devastanti ma purtroppo quasi sempre invisibili
della musica indipendente; sincera, non contaminata. Credo nelle
potenzialità della "rete", che in questi ultimi
anni ha messo lindustria musicale definitivamente con le spalle
al muro e che ha portato figure di rilievo come Adrian Berwick (Presidente
della BMG-Ricordi) o Stefano Senardi (ex presidente della Polygram)
ad esternare i propri mea culpa in proposte di abbassamento dellIVA
sul costo dei cd dal 20 al 10% e soprattutto in richiami ad una
politica di maggiore coerenza, qualità e creatività.
La creatività e la qualità che indiscutibilmente ho
potuto riscontrare in tante umili proposte musicali
presenti ad esempio nellunderground romano, scena della quale
faccio parte in prima persona. Noi tutti abbiamo uno spasmodico
bisogno di musica, di spazi, abbiamo silenzi da riempire, è
congenito nella natura dell'uomo; ma a mio avviso abbiamo anche
un grosso problema, e cioè che un bisogno direi "fisiologico",
come quello dell'evasione attraverso l'arte e nel caso specifico
attraverso la musica, viene recepito, da chi gestisce il segue>>
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mercato ad essa associato, come
la tacita richiesta di un servizio/prodotto sul quale maturare i maggiori
introiti possibili, e viene gestito in modo per nulla diverso dal lancio
di una nuova linea di frigoriferi o di lavastoviglie. Il sintomo di
questa tendenza allo sciacallaggio è ad esempio il continuo lievitare
del prezzo dei cd, oscillante fra i 15 e i 20 euro, che non ne incentiva
l'acquisto e finirà per trasformare in privilegio ciò
che invece è un diritto inalienabile per tutti noi, il diritto
di nutrire la nostra fantasia; per non parlare del costo dei biglietti
di alcuni grandi concerti in programma a breve, costo che se non è
ridicolo, quantomeno fa sorridere, mentre si cerca di non piangere.
Qui si specula sulla materia dei sogni, sulla sostanza delle illusioni,
sulle colonne sonore della nostra vita, con la tendenza a mitizzare
ciò che nella musica è grande ed irraggiungibile (perché
chi non può permettersi il concerto di Roger Waters non va ad
una rassegna di gruppi emergenti, ma a vedere la cover band dei Pink
Floyd), tendenza che purtroppo si riflette in modo sinistro sul fervore
della musica "sotterranea", alla quale si tolgono spazi a
volte indispensabili per emergere, per tirare su la testa, anche soltanto
per prendere una boccata di ossigeno. Questo ci colpisce tutti, chiunque
di voi faccia parte di una band della scena musicale romana può
confermare questa dura realtà: Roma appartiene quasi unicamente
alle cover band, e sicuramente la colpa non è soltanto dei gestori
dei locali in cui si suona musica dal vivo. ..... Continua>>
P7
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