|
|
 |
"Ciro, studente universitario, nonostante la sua giovane età,
è un appassionato cultore di alta fedeltà nonché
autocostruttore di sistemi valvolari ed irriducibile vinilista. Trovo
estremamente interessante il suo punto di vista perché ricco di
spunti e riflessioni che, nel suo caso, non possono per certo essere relegati
ad un marginale punto di vista di qualche vecchio appassionato nostalgico
del settore. Con lui prende il via una nuova rubrica "AudioFilo/es:
dal grammofono all'MP3") un tentativo di conciliare la cultura del
cut and paste alla tradizione del supporto che, nel bene e nel male, ha
caratterizzato tutto lo scorso secolo."
Enrico Pietrangeli "Come
te non c'è nessuno": Discografia
dei sensi e della memoria
Da LP a CD (passando
per il computer!)
Di Ciro De Feo
Il bombardamento pubblicitario, supportato dal frenetico
sviluppo tecnologico, mira a farci credere che tutti gli oggetti e le
macchine di cui ogni giorno ci serviamo, siano soggette ad una repentina
ed inevitabile desuetudine poiché di volta in volta ci viene prontamente
offerto un prodotto con sempre migliori caratteristiche (così,
almeno in teoria, dovrebbe essere).
In verità è possibile far convivere vecchie e nuove
tecnologie molto più di quanto si sia portati a credere. Il computer
ad esempio può esserci molto utile per riversare su CD i nostri
cari LP in vinile che invece di indicarli come una vecchia tecnologia,
preferisco definirli una tecnologia consolidata.
Vediamo quindi come ottenere un CD audio da un LP, utilizzando
il computer.

Il collegamento è semplice: testina del giradischi,
preaplificatore RIAA preferibilmente valvolare, entrata di linea
della scheda audio del computer. Avendo una scheda Creative, ho
utilizzato il registratore allegato al software della scheda stessa.
In alternativa penso che si possa utilizzare tranquillamente il
registratore di suoni di windows. L'obbiettivo è di ottenere
un file wav 16 bit stereo, da ogni brano inciso su LP. Dopo aver
pazientemente ricavato un numero di files wav, pari al numero di
brani contenuti nell' LP, con il programma di masterizzazione si
ordina la successione dei brani e si da il via alla masterizzazione
di un CD audio (si badi bene, un CD audio e non un CD di dati!).
Il programma di masterizzazione, trasforma i files wav in sequenze
di bit, e le riversa sul CD registrabile. In questo modo si ottiene
un CD leggibile anche da un normale lettore di CD audio. Non è
necessario acquistare dei CD vergini specifici per la registrazione
di sequenze di bit (registrazioni audio digitali), i normali CD-ROM
vergini vanno benissimo. Alla fine un CD registrabile, costa molto
meno di una cassetta con nastro Metal. Adottando lo stesso procedimento,
si può registrare da qualsiasi sorgente: cassetta, videocassetta,
radio ed anche volendo dal vivo! (basta avere un disco rigido capiente
come un pozzo senza fondo). Dimenticavo.....
Un file wav, con opportuni programmi, si converte tranquillamente
in un file MP3, ma in questo caso non sarà leggibile da un
normale lettore di CD audio. In pratica, si può confezionare
una CD compilation, attingendo dalle fonti più eterogenee,
da un CD audio, da files MP3, da LP, da Cassetta, da bobina, dalla
radio, dalla televisione da videocassetta, DVD.......... Gli ulitmi
lettori di DVD Video, sono quasi tutti in grado di leggere i files
MP3. Potrebbe risultare conveniente, per chi ritiene di avere grossi
problemi di spazio, registrare dei CD-Rom pieni zeppi di files MP3.
Con questo sistema si riesce a stipare, in un normale CD-Rom, dai
quattro ai cinque album! Se nel prossimo futuro, dovessero svilupparsi
commercialmente i DVD-Rom così come si sono affermati i CD-Rom,
si avrà a disposizione una capienza di 4,7 Gigabite per i
dischi a faccia singola ed esattamente il doppio per quelli con
entrambe le facce registrabili.
C'è un aspetto pseudo-filosofico che mi affascina,
quando penso all'MP3. L'idea che la musica si svincola dal supporto
rigido per ritrovarsi in un nuovo supporto, il software, il file.
Forse se ci pensiamo, questo nuovo supporto ha non pochi punti in
comune con la musica. Le onde sonore, similmente al pensiero, non
si possono afferrare o conservarle in una bottiglia ma possiamo
limitarci solo a registrarne gli effetti. Il pensiero vive nel momento
della sua stessa esecuzione, ciò produce degli effetti come
ad esempio la parola scritta sul foglio. Anche la musica vive nel
momento della sua stessa esecuzione ma anche se finisce, produce
degli effetti. Tali effetti possono essere semplicemente delle nostre
emozioni o ad esempio, una registrazione su nastro. Il file non
si afferra, è impalpabile, può replicarsi e stazionare
indifferentemente su un disco rigido, su un floppy, su un CD-Rom
o sulla rete ma similmente alla musica, per quanto si tenti di "imprigionarlo"
su un supporto, resta sempre in noi quella sottile inquietudine
che inconsciamente ci fa pensare che un giorno, all'improvviso,
potrebbe scomparire per sempre! >>
Top>>
|
|
>>Anche il file vive nel momento della sua stessa
esecuzione! No! Non sto assumendo dell'acido lisergico (LSD). Questo
ragionamento mi serve solo per mettere in luce come l'impalpabilità
e lo svincolamento dalla materia, se da una parte può darci un
gran senso di libertà dall'altra ci può lasciare un profondo
senso d'inquietudine e d'insicurezza. Ecco quindi spiegato il motivo
che mi spinge sempre a tenere in considerazione le vecchie tecnologie
analogiche. Se vogliamo, la digitalizzazione della musica, richiama
alla mente la scomposizione genetica dell'uomo. Gli uomini, le piante,
gli animali (semplificando molto) possono essere visti come sequenze
genetiche, scomponibili, replicabili e ricombinabili in infinite soluzioni.
Anche la musica, quando si trasforma in sequenze di bit, perde ogni
diversificazione da un'immagine, uno scritto o un'animazione e in questo
stato, può subire qualsiasi tipo di manipolazione.
Tutto questo mi fa pensare che non stiamo attraversando
solo una semplice evoluzione tecnologica, ma ci stiamo avvicinando ad
una sorta di "punto di non ritorno" che rappresenta forse
un radicale cambiamento dei nostri riferimenti, della nostra maniera
di relazionarci con il mondo che ci circonda. Come se, relazionandoci
con un oggetto, non ci interessasse più, in prima istanza, di
venire in contatto con il suo primo aspetto tangibile, la forma e il
peso della sua sostanza. L'oggetto, prima di venire in contatto con
noi, deve subire un processo di conversione e scomposizione in tanti
semplici elementi, fra loro uguali, manipolato ed anche volendo migliorato,
per poi venire ricomposto al fine di poter essere fruibile. Ci si può
domandare: "ebbene, cosa c'è che non va?" Sempre più
spesso entriamo in contatto con la realtà che ci circonda, solo
dopo che essa ha subito il suddetto processo di scomposizione-manipolazione-ricomposizione,
o meglio, tendiamo ad accontentarci solo di questo tipo di realtà.
Tendiamo ad accontentarci della musica vomitata dal nostro stereo supercompattone,
plasticoso e portatile (e spesso anche solo dello stesso genere di musica),
sempre più raramente, ci preoccupiamo di ascoltare la musica
dal vivo. Per musica dal vivo non intendo una bolgia da centomila watts
in uno stadio o peggio ancora, nel rimbombo di un teatro tenda, in cui
l'apparato uditivo spesso rischia di rimanere compromesso per sempre.
Intendo l'ascolto attento ed interessato del suono, con le sue sfumature,
che origina dalla vibrazione dello strumento, della corda pizzicata
o percossa, della turbolenza dell'aria in una canna e della risonanza
del legno della cassa (anche i timbri dei primi sintetizzatori analogici
non mancano di fascino). L'ascolto attento ed interessato, non deve
essere un obbligo ma può essere senza dubbio, un prezioso suggerimento
dell'educazione. Si ascolta la musica perché si è rapiti
da essa, non tanto perché qualcuno ci dice che dobbiamo farlo.
Anche quando le persone si relazionano fra loro, cè sempre
meno interesse verso luomo in quanto tale e sempre più
invece verso ciò che può rappresentare. Come se, guardando
alla sostanza delle cose, contasse più la figura professionale,
il ruolo sociale piuttosto che lumanità. Con tutto questo
discorso, non voglio certo affermare che è bene buttare alle
ortiche i cambiamenti sociali e tecnologici ma solo che si dovrebbe
fare più attenzione a preservare ciò che conta. Se nel
procedimento di registrazione, immagazzinamento ed esecuzione dal supporto,
il nostro obbiettivo rimane il rispetto dellevento sonoro, ovvero
una continua tendenza verso la credibilità e la verosimiglianza
della musica riprodotta da supporto rispetto alla musica dal vivo, allora
ben vengano tutte le nuove attuali e future tecnologie. Se il nostro
riferimento, non è solo la realtà modificata ma anche
e soprattutto quella originaria, allora avremo poco da temere per il
futuro. Ciò che conta è levento musicale autentico,
la genuina natura umana, non le loro artificiose ricostruzioni. Ecco
spiegato non solo il motivo che mi spinge a non voler dimenticare lanalogico
ma anche la ragione che mi spige ancora a preferirlo al digitale. Lascolto
dal vecchio e tuttaltro che morto vinile, lo giudico ancora preferibile
rispetto al disco argentato. Il CD oltre ad una maggiore ed incontestabile
praticità, ha un suono pulito ed un rumore di fondo molto basso
ma il vinile, secondo il mio modesto parere, conserva ancora una maggiore
musicalità, il suono che esce lo sento più
vero, più vicino alla timbrica della musica dal vivo. Il file
MP3 è assai peggio del CD. Ad un primo ascolto, sembra proprio
che non manchi niente, si sentono i toni alti, bassi e medi; non è
la quantità che manca ma la qualità. I suoni sono puliti
e nitidi ma mancano tutte le loro sfumature, questo si avverte maggiormente
con i violini ed i piatti. Una conferma di questo fatto, la si può
avere anche indirettamente. Se da una vecchia duplicazione su cassetta,
affetta da un certo fruscio di fondo, si ricava un file MP3, il suddetto
file avrà i rumori di fondo molto più attenuati. È
infatti lo stesso procedimento di conversione in MP3, ad attenuare gran
parte del rumore di fondo. Questo avviene perché nella registrazione
in MP3 si segue questo procedimento: il segnale analogico viene convertito
in digitale, vengono poi eliminate tutte quelle informazioni
digitali che corrispondono a dei segnali che, come intensità,
si trovano al di sotto della soglia di udibilità dellorecchio
umano o che risultano coperti, mascherati, da segnali più forti.
Questa eliminazione di segnali teoricamente inutili, fa scomparire non
solo gran parte del rumore di fondo ma anche gran parte delle sfumature
dei suoni e quindi della musicalità. Infine il file
così depauperato, può essere compresso e risultare molto
più piccolo di un file wav. Non vorrei sembrare eccessivamente
pessimista, ma mi sembra di intuire che la stragrande maggioranza delle
persone, non ha nessun interesse verso il cavalleresco rispetto
dellintegrità dellevento sonoro. Il fatto di poter
usufruire di tanta musica in poco spazio e soprattutto a dei prezzi
spesso nulli, è un vantaggio troppo grande a cui volentieri si
sacrifica la qualità. Quindi stimatissimi lettori, per
concludere, possiamo considerarci dei fessi poiché ci ostiniamo
ad utilizzare una tecnologia che i più considerano, a torto,
ormai morta da tempo oppure possiamo considerarci dei privilegiati perché
a differenza di tanti altri, non abbiamo mortificato la musica considerandola
esclusivamente puro intrattenimento ma tutte le volte che ci è
possibile ne usufruiamo come linfa vitale. Sappiamo anche di non essere
soli, basta pensare che esistono ancora tante persone disposte ad affrontare
anni di studio per imparare a suonare uno strumento.
Come spesso mi viene da pensare: cerchiamo di vivere e non di limitarci
a sopravvivere.
Ciro De Feo cirodefeo@infinito.it
Top>>
|