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KING CRIMSON In the court of crimson king LP 1968 Island
Giunto "a corte", ahimé, soltanto nel '78, ovvero dieci anni dopo l'uscita di questo disco, devo dire che, nonostante l'apparente ritardo, imperversava ancora, integro, il profumo di "un'epoca"...Suoni e tendenze che, messe da parte con gli anni ottanta, sono tornati, da veri "regnanti", come pietre miliari della storia del rock. Indicata come opera introduttiva al progressive britannico degli anni settanta, altro non è, nella memoria di molti, che un raro gioiello musicale ricco di atmosfere epiche ed evocative...Unico forse, più che raro, a partire dalla formazione che, attraverso travagli e defezioni, non sarà mai più la stessa fin da questa loro prima incisione. Insomma, (mi sembra il caso di dirlo) un mito aleggia intorno a questo lavoro...E se la leggenda al seguito ha spesso fatto ricorso al solo Robert Fripp, regista di morti e resurezzioni del gruppo, il capolavoro d'esordio ha, tra i protagonisti, Ian McDonald, autore di "I talk to the wind", che, insieme a Giles, (batterista) abbandoneranno per primi il gruppo. Le straordinarie vocalità di Greg Lake resteranno fino al successivo "In the wake of Poseidon" per poi confluire nel celebre trio "Emerson, Lake and Palmer". I testi, sublimi al pari della musica, portano la firma di Peter Sinfield, di cui desidero ricordare la surrealistica ed esistenziale "Epitaph": "..but I fear tomorrow I'll be crying". Una particolare, ulteriore nota di "avanguardismo" va data a "21st century schizoid man" che guarda avanti non solo nei contenuti ma anche in talune sonorità prossime, addirittura, a fenomeni come il punk..

Le Orme Il Fiume LP Caroman 1996
A distanza di trent'anni dalla loro costituzione (eravamo nel '66...) continuano a
lasciare consistenti tracce che, attraverso "Il fiume", metafora sulla vita dell'uomo
con implicazioni esistenziali e spirituali, ci riportano ai loro tempi migliori, nella fattispecie
ad un'altra loro storica concept suite, ovvero “Felona e Sorona” del '73.
Stampato su vinile in serie limitata e senza vistose etichette, (negli anni Settanta erano
comunque legati alla Philips, non dimentichiamolo...) hanno continuato ad avere un
buon seguito attraverso il tour legato all'album, nonostante evidenti limiti
distributivi e promozionali del prodotto. Nati come uno dei tanti gruppi beat, si
mettono in luce con il singolo "Senti l'estate che torna" ma, solo più tardi, con
l'avvento del progressive, arriveranno a suscitare interessi persino tra i discografici inglesi
che, peraltro, produrranno anche un loro disco, nel tentativo di lanciarli oltre Manica.
Il loro è un percorso pregno di magia, ricco di ricerca e raffinatezza musicale,
da farne, a mio parere, un caso piuttosto singolare. "Collage", "Uomo di pezza" e "In concerto"
sono, certamente, altre eloquenti testimonianze della loro "belle epoque". Li ho amati
e seguiti fin da quando ero poco più che un adolescente ma, soprattutto, non ho esitato,
dopo tanti anni, a rivederli dal vivo ed ero, non lo nascondo, persino un po' commosso.
Prossima recensione: WESS & GHEZZI D. - Un corpo e un'anima - 7" - 1975 Durium
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